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Classical german philosophy. University of Padova research group

New Release: “Schelling and His Kantian Legacy: Metaphysical and Epistemological Perspectives” (Discipline Filosofiche, vol. XXXV 2025/2)

We are glad to give notice of the release of the Issue of “Discipline Filosofiche” (vol. XXXV 2025/2) edited by Tommaso Mauri and Ludovica Neri. The issue is dedicated to “Schelling and His Kantian Legacy: Metaphysical and Epistemological Perspectives.

From the publisher’s website:

Interrogarsi sull’eredità kantiana di Schelling significa prendere posizione riguardo all’interpretazione dell’intero idealismo tedesco. Il lungo itinerario speculativo di Schelling, infatti, attraversa l’intera filosofia classica tedesca, dai suoi esordi critico-trascendentali sino alla sua eredità post-hegeliana. Non è un caso, infatti, che l’approfondimento degli studi schellinghiani abbia condotto a revisionare la tradizionale storiografia d’impronta hegeliana che vede la filosofia classica tedesca come il cammino “da Kant a Hegel” (R. Kroner, Von Kant bis Hegel, Mohr Siebeck, Tübingen, 1921-1924). A partire dalla seconda metà del XX secolo sono emerse nuove proposte ermeneutiche che hanno messo in discussione questa linearità, suggerendo l’esistenza di una seconda via dell’idealismo tedesco, che conduce “da Kant a Schelling” (M. Vetö, De Kant à Schelling: les deux voies de l’idéalisme allemand, Millon, Grenoble, 1998-2000). Come si può intuire, non si tratta di una semplice diatriba storiografica, ma dell’esplicitazione di un’opzione teorica ben precisa. Percorrere l’itinerario “da Kant a Schelling” significa abbandonare le pretese di una ragione assoluta e totalizzante e prendere consapevolezza dei limiti strutturali delle nostre facoltà conoscitive nei confronti del reale. Da ciò, tuttavia, non consegue un atteggiamento filosofico rinunciatario o la sterile rivendicazione dell’esistenza, della storia e della libertà radicale come irriducibili al concetto. Al contrario, pur nella consapevolezza della sua costitutiva finitezza, la ragione non può evitare d’interrogarsi su ciò che la sorpassa. Da qui l’esigenza di ampliare i confini della ragione: dal teoretico al pratico (Kant), dal negativo al positivo (Schelling). In questo senso, il programma del tardo Schelling di un’“autolimitazione” dell’idealismo (T. Buchheim, Eins von Allem. Die Selbstbescheidung des Idealismus in Schellings Spätphilosophie, Meiner, Hamburg, 1992) è legato a doppio filo con l’intenzione di proseguire il progetto kantiano di critica della ragione (A. Hutter, Geschichtliche Vernunft. Die Weiterführung der kantischen Vernunftkritik in der Spätphilosophie Schellings, Suhrkamp, Frankfurt am Main, 1996). Contrariamente ad un luogo comune ancora diffuso, che vede l’ultimo Schelling ritornare ad una filosofia ingenua e precritica, se non addirittura rifugiarsi in una forma di misticismo o di teosofia, egli si confronta a fondo con l’eredità critico-trascendentale di Kant con l’intento di legittimare teoreticamente il passaggio ad una filosofia storico-positiva in grado di tornare a pronunciare una parola metafisica su quelle idee (Dio, anima, mondo, libertà), la cui conoscenza era stata interdetta dalla Dialettica trascendentale.
Alla luce della rilettura, già avviata, dell’idealismo tedesco “da Kant a Schelling” e della fecondità della proposta teorica schellinghiana non solo per i dibattiti filosofici dell’epoca, ma anche per la filosofia contemporanea, l’intento di questo volume è di valorizzare l’atteggiamento al tempo stesso fedele al pensiero di Kant e tuttavia critico di alcune sue principali istanze filosofico-teoretiche, che Schelling ha esercitato nell’arco di tutta la sua produzione filosofica, manifestando una sorta di fedeltà creativa nei confronti dell’eredità kantiana. Tale fedeltà creativa lo ha condotto, dall’interno della tradizione dell’idealismo tedesco, a procedere, con Kant, oltre il pensiero di Kant: un movimento, per così dire, duplice, in cui Schelling, risalendo alle premesse fondamentali del pensiero kantiano e attraverso un confronto approfondito con le sue principali opere – dalla Critica della ragion pura (1781/1787²) alla Critica della ragion pratica (1788) e alla Critica del giudizio (1790), dai Principi metafisici della scienza della natura (1786) alla Religione nei limiti della semplice ragione (1793), ecc. – ha tentato di comprendere Kant “laddove egli non è passato ancora alle conseguenze” (SW XIII, 60), per utilizzare l’espressione impiegata nella Filosofia della rivelazione (1842/43), sia pure nel contesto della critica a Hegel. Questo doppio movimento – di ritorno alle premesse fondamentali del pensiero di Kant e, al contempo, di critica laddove tali premesse non sono state ancora sufficientemente sviluppate nelle loro conseguenze – conduce Schelling, in misura variabile a seconda delle diverse fasi della sua riflessione e del tema trattato, ad un ripensamento della filosofia kantiana. Tale ripensamento, che a nostro avviso consente d’interpretare il pensiero schellinghiano in una prospettiva autenticamente post-kantiana (come avvio di nuovi percorsi teoretici elaborati criticamente dopo e attraverso Kant, anziché come ritorno a una prospettiva meramente dogmatica o pre-critica), è ciò che ha reso possibile il dischiudersi, allora come oggi, di nuove prospettive metafisiche ed epistemologiche concernenti il modo d’intendere il rapporto conoscitivo dell’essere umano con il mondo e il suo agire pratico in esso; prospettive che questo volume intende valorizzare alla luce delle differenti modalità con cui è stato interpretato il suddetto posizionamento, al contempo fedele e critico, di Schelling rispetto a Kant.

Table of contents:

Tommaso Mauri, Ludovica Neri, Introduction
Christoph Binkelmann, Wie sind synthetische Urteile a priori möglich? Kant und Schelling über den „gemeinschaftlichen Punkt aller Philosophie“
Marcela García-Romero, “A Natural and Unstoppable Drive Toward Totality”: Schelling’s Transformed Reading of Kant
Thomas Buchheim, «Ma una difficoltà incombe ancora sulla libertà…»
Robert McKinley, From Self-Determining Reason to Other-Regarding Love: Schelling’s Critique of Kant’s Concept of Freedom
Emilio Carlo Corriero, Ricreazione. Natura e libertà da Kant a Schelling
Tyler Tritten, Empirical Realism or Speculative Realism? The Future of Transcendental Philosophy
Ludovica Neri, Libertà e spazio nel confronto dell’ultimo Schelling con l’Estetica trascendentale di Kant
Francesco Porchia, Riflessioni sull’abisso. Schelling lettore di Kant: dal sublime all’estasi della ragione
Tommaso Mauri, Happiness, Morality, and Bliss: Schelling and Kant on the Highest Good
Vittorio Bortolai A. Alves, Imagination and the Construction of Christian Religion in Schelling and Kant

 

New Release: “Schelling and His Kantian Legacy: Metaphysical and Epistemological Perspectives” (Discipline Filosofiche, vol. XXXV 2025/2)

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