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Classical german philosophy. University of Padova research group

Segnalazione, Indice ed editoriale del numero di «Filosofia politica», “Hegel e la società” – Anno XXX, N. 1 Gennaio 2016

Segnaliamo il penultimo numero di «Filosofia politica», dedicato a “Hegel e la società”. Come spiega G. Duso nell’Editoriale: «L’occasione che ha dato luogo a questo fascicolo è costituita da un seminario tenutosi il 30 gennaio 2015 a Parigi, presso l’EHESS, nel quale si è  inteso confrontare alcune diverse letture della concezione hegeliana della società, con l’occhio rivolto alla sociologia, quale è stata praticata da un autore come Durkheim, al fine di comprendere quale lezione ne possiamo trarre  per ripensare l’assetto di discipline quali la filosofia politica e la sociologia e soprattutto per comprendere la realtà del nostro presente».

Siamo lieti di riportare di seguito, su gentile concessione dell’autore, il testo integrale dell’Editoriale di G. Duso, che introduce il volume.

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Editoriale. Hegel e la società, di Giuseppe Duso

Il titolo del presente fascicolo può rappresentare una novità in relazione alla consuetudine della rivista di dedicare i numeri monografici ad un concetto, dal momento che è posto a tema un classico della filosofia politica. Ma in realtà il tema non si riduce alla concezione hegeliana della società, su cui la bibliografia è sterminata. Con il titolo “Hegel e la società” si vuole piuttosto indicare la possibile rilevanza che può avere il nostro attraversamento del pensiero politico hegeliano per pensare noi stessi, oggi, la società. L’occasione che ha dato luogo a questo fascicolo è costituita da un seminario tenutosi il 30 gennaio 2015 a Parigi, presso l’EHESS, nel quale si è  inteso confrontare alcune diverse letture della concezione hegeliana della società, con l’occhio rivolto alla sociologia, quale è stata praticata da un autore come Durkheim, al fine di comprendere quale lezione ne possiamo trarre  per ripensare l’assetto di discipline quali la filosofia politica e la sociologia e soprattutto per comprendere la realtà del nostro presente. Dunque si trattava, e si tratta in questo numero, non tanto di fornire elementi nuovi di analisi dei testi e del pensiero di Hegel – questo gli autori qui presenti lo hanno fatto attraverso diversi saggi e volumi – quanto piuttosto di un momento di riflessione sul significato della ricerca compiuta e sulla relazione esistente tra il lavoro storico e la responsabilità teoretica del nostro pensare il presente.

Così concepito il numero appare del tutto consono ad una rivista che intende praticare una storia dei concetti politici e nello stesso tempo fornire una riflessione teoretica sulla politica (Filosofia politica è infatti il titolo della rivista), dunque essere pensiero dell’attualità. L’aspetto di storia e critica dei concetti viene subito alla luce se si tiene presente che il pensiero politico hegeliano prende forma attraverso un movimento di interrogazione e superamento dei concetti che, nati nel giusnaturalismo moderno e nelle dottrine del contratto sociale, hanno costituito la base della dottrina dello Stato e delle moderne costituzioni.

Ma anche l’aspetto dell’attualità è evidente, in quanto il compito che tutti i saggi si pongono è quello di comprendere e valutare la lezione che ci viene da Hegel per pensare, noi nella nostra contemporaneità, la libertà e la società. Tale aspetto assume tanta più rilevanza quanto più si ha   la consapevolezza della crisi che attraversa oggi l’assetto concettuale che congiunge strettamente tra loro la libertà del singolo e il potere politico in un’ottica liberale, crisi che, almeno per alcuni dei saggi, coinvolge anche la stessa struttura e i procedimenti costituzionali della democrazia rappresentativa così come è concepita nelle nostre costituzioni. Questa coscienza critica di una concezione della libertà formale e astratta dalle concrete relazioni sociali, che mi sembra comune ai diversi saggi, dà adito ad opzioni diverse, che possono o implementare e aiutarci a pensare in modo più complesso gli attuali assetti disciplinari relativi alla società, alla politica e al diritto e la concezione corrente della democrazia,  oppure  spingersi ad una critica più radicale dei concetti moderni e ad un compito più rischioso, da una parte di rintracciare categorie diverse da quei concetti di sovranità del popolo e di rappresentanza politica che sorreggono le costituzioni democratiche, e dall’altra di indicare linee di orientamento per trasformazioni costituzionali che appaiono necessarie. In ambedue i casi si ritiene il nostro attraversamento del pensiero hegeliano come prezioso per la nostra capacità di pensare il presente. Si badi bene, che sia utile non significa in nessun caso che ci presenti un modello che ci esoneri dallo sforzo del nostro pensare, che non può che porsi con Hegel oltre Hegel.

Cercando di non perdere la ricchezza e complessità dei singoli saggi, mi pare tuttavia che si possa determinare il campo di discussione che nel loro insieme – attraverso punti di incrocio e di divergenza – essi presentano, mediante l’indicazione di due aspetti o nodi problematici, uno teoretico, e uno che potremmo definire storico costituzionale (conferendo a quest’ultimo termine il significato che gli deriva dal suo etimo e che indica il modo in cui la società è costituita). Il primo riguarda la specifica modalità del pensiero che caratterizza quella che tutti ritengono essere la comprensione hegeliana della società e della realtà politica all’altezza dell’epoca. Questa si determina, ed è dunque da noi riconoscibile ed utilizzabile, a prescindere dall’elemento speculativo del suo pensiero o proprio grazie ad esso? A prescindere dal sistema, nel quale le strutture logiche del pensiero e l’analisi della realtà storica sono strettamente congiunte (non certo deducibili le une dalle altre) oppure proprio grazie al sistema e al superamento che in esso si manifesta dei dualismi che caratterizzano la relazione di soggetto singolare e soggetto collettivo, morale e politica, società civile e Stato?

In ogni caso emerge un incontro tra questa filosofia hegeliana, che tende a comprendere la realtà sociale del suo tempo, e la sociologia, quale è praticata da Durkheim. Anche a questo proposito si può rilevare un aspetto teoretico e uno storico costituzionale. Per quanto riguarda il primo, in entrambi la realtà della società, intesa anche nella sua complessità politica, non coincide né con il modo in cui la società immediatamente si presenta ed è costituzionalmente organizzata, dunque con lo status quo empirico della società, né con il modo in cui la società ha coscienza di se stessa attraverso consolidate linee di pensiero teorico. Sono piuttosto gli attori sociali ad avere una coscienza di sé e a condurre pratiche che comportano la necessità di trasformazione dell’assetto che le relazioni sociali e politiche empiricamente presentano.  In questo modo si pone il problema dello statuto epistemologico che caratterizza la filosofia e la sociologia. Queste si oppongono in modo evidente se la prima è intesa nel senso della costruzione teorica di modelli, che pretendono di avere validità in base al loro rigore astrattamente razionale e la seconda si riduce ad una analisi empirica della realtà. Ma se la filosofia politica in Hegel si caratterizza per l’interrogazione critica dell’astrazione delle teorie politiche e per una comprensione della realtà storica, e la stessa sociologia di Durkheim coglie la realtà e il problema che la società pone criticando le dottrine astratte della democrazia e mostrando contemporaneamente la necessità del superamento della organizzazione politica che le realtà democratiche si sono date,  allora il problema dell’intreccio e delle differenze tra le due discipline diventa più complesso e forse più produttivo.

Il secondo nodo problematico in cui si incentra la discussione, in relazione sia al pensiero hegeliano sulla società, sia all’intreccio tra i due autori è, come si è detto, quello storico costituzionale. A questo proposito le diverse letture convergono nel porre al centro della riflessione il principio della libertà individuale, che è da Hegel superato nella sua assolutizzazione, ma tuttavia – e proprio grazie a questo superamento – mantenuto come caratterizzante le relazioni sociali e politiche dell’epoca moderna. Nell’eticità la libertà del singolo viene pensata all’interno delle concrete relazioni sociali, nelle quali solo il singolo ha realtà. E’ nel complesso delle relazioni che deve essere considerato il singolo, ma questa stessa totalità delle relazioni, in cui i singoli operano, viene a determinare anche lo Stato, che non è riducibile all’istituzione in cui si concentra il potere, ma appare come cerchia delle cerchie. Se si tiene presente tale natura dell’eticità, risultano inadeguate e fuorvianti sia le interpretazioni che riducono il pensiero politico hegeliano ad un orizzonte liberale, sia quelle che lo schiacciano in una dimensione statalista. E’ il significato e il ruolo politico della pluralità ciò di cui quelle interpretazioni non riescono a dare conto. Gli individui risultano segnati da differenze, che non sono tanto quelle infinite e indefinite che si danno tra i singoli, ma quelle determinate che caratterizzano i raggruppamenti della società, per i quali sono particolarmente rilevanti quelle che si presentano nei rapporti di lavoro. Tale pluralità non può non contare politicamente, in modo diverso sia per Hegel sia per Durkheim.

Ma, sul punto di come tale pluralità possa essere riconosciuta ed abbia efficacia politicamente, si apre il campo di discussione tra diverse vie che i saggi presentano. La prima utilizza la lezione hegeliana all’interno del contesto delle nostre costituzioni, mantenendo ferma la validità del modo di pensare la decisione politica sulla base del concetto di popolo come soggetto collettivo unitario, e di quella rappresentanza politica che si afferma attraverso le elezioni democratiche, come modalità insieme di legittimazione del potere e di partecipazione politica da parte dei cittadini. In questo caso non ci si può non lamentare del fatto che la concezione politica di Hegel, pur mantenendo la libertà dei singoli, non si sia innalzata fino a fare dell’insieme dei cittadini il soggetto collettivo che democraticamente prende le decisioni ed esprime il comando politico.

Un’altra via è quella che ravvisa la continuità tra il dispositivo concettuale che nasce con il giusnaturalismo moderno e l’assetto concettuale su cui si basano le costituzioni democratiche, e tiene fermo lo stretto legame che unisce in Hegel la critica dei concetti del giusnaturalismo con la critica della democrazia rappresentativa, quale si manifesta nella forma costituzionale che emerge con la Rivoluzione francese e ha il suo nucleo procedurale nelle elezioni. In questa direzione la lezione hegeliana appare spingere verso un compito più radicale, per quanto riguarda sia l’esigenza di nuove categorie con cui pensare la politica, sia la necessità di trasformazione della costituzione formale della democrazia rappresentativa, e ciò proprio per rispondere al meglio alla realtà della società e al problema che essa pone.

In questa direzione più radicale si manifesta l’esigenza di andare oltre quella distinzione-separazione di società civile e Stato che sorregge le costituzioni contemporanee e, come riconoscono alcuni costituzionalisti come Dieter Grimm, impedisce di concepire una entità politica strutturalmente plurale.  Riconoscimento della pluralità ed effettività della partecipazione appaiono richiedere il superamento sia del concetto di sovranità, sia di quel concetto di rappresentanza politica che è connaturato alle elezioni. In questo orizzonte problematico appare utile la lezione che ci viene da Hegel, non tanto dalle sue intenzioni politiche, ma dalla logica del suo sistema. Utile per problematizzare il modo in cui si concepisce, concettualmente e anche costituzionalmente, la democrazia rappresentativa; ma utile anche per superare quella falsa alternativa tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta che costituisce oggi – in quanto si ritiene che in queste due forme solo si possa concepire la partecipazione politica dei cittadini – un vero impasse non solo per il pensiero politico, ma per la stessa concreta vita e lotta politica (si pensi alle vicende italiane degli ultimi anni).

Se però il problema che a noi oggi si presenta è quello del buon governo e insieme del protagonismo politico dei cittadini, in una situazione di crisi concettuale e costituzionale, bisogna riconoscere che, se da una parte la lezione hegeliana è preziosa – anche se solitamente dimenticata – dall’altra il senso della democratizzazione della vita politica, l’esigenza di una maggiore giustizia, e la necessità di innovazione in relazione all’assetto politico ed economico del presente, configurano un compito che è oltre Hegel, oltre lo Stato, oltre la rappresentanza corporativa: un compito per il quale la responsabilità risiede tutta nel nostro pensare.

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A questo link è possibile scaricare l’indice del volume in formato PDF: Indice – Filosofia politica (2016).

 

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