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HPD – HOLIDAYS: Review: Lucian Ionel, “Sinn und Begriff: Negativität bei Hegel und bei Heidegger” (Wilma Pilati)

Siamo felici di condividere con i nostri lettori la recensione di Wilma Pilati al volume Sinn und Begriff: Negativität bei Hegel und bei Heidegger di Lucian Ionel (De Gruyter, 2020).

La recensione è apparsa in Universa. Recensioni di Filosofia, vol. 9 n.1 (2020) ed è scaricabile in pdf a questo link.

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Il testo di Ionel formula una critica al tardo pensiero di Heidegger a partire da una prospettiva hegeliana. In particolare, essa è rivolta al rapporto tra senso e concetto secondo Heidegger e viene elaborata a partire dalla nozione di negatività di Hegel. Ionel ricostruisce il rapporto tra la costituzione del senso e la determinazione concettuale nei due autori. Il concetto di negatività svolge un ruolo chiave nel confronto proposto da Ionel perché permette di indicare il paradosso insito nella determinazione concettuale, per il quale ciò che è costitutivo di un fenomeno si cela in favore della sua manifestazione immediata. La rilevanza della negatività dipende dal suo schiudere la possibilità di accostare le prospettive di Hegel e di Heidegger, ma anche e soprattutto di evidenziarne la distanza.
Per Ionel sia la prospettiva di Hegel sia quella di Heidegger schiudono una teoria della negatività in cui viene posta a tema la dimensione della latenza nel processo di costituzione del senso (p.4). Tuttavia, Heidegger interpreta la latenza come oblio ineliminabile di una genesi originaria, mentre Hegel la concepisce come ciò che è implicito in una determinazione immediata. La riflessione di Ionel muove proprio da questa differenza, determinante per ciascuna delle due concezioni del ruolo della filosofia. La domanda a cui risponde lo scritto di Ionel è la seguente: la dimensione della latenza è restituibile attraverso il concetto?
La prima parte del testo espone il pensiero di Heidegger al riguardo. Esso propone una risposta negativa al quesito al centro di Sinn und Begriff che dipende dal ruolo strutturale della “Verbergung” rispetto alla costituzione del senso. La formulazione del concetto di “lichtende Verberung” nei Beiträge zur Philosophie attesta una radicalizzazione di questa posizione, accompagnata da un progressivo venire meno della struttura trascendentale dello “Als”. Secondo Ionel, gli sviluppi del pensiero di Heidegger dipendono  dall’assegnazione di un valore positivo all’“Abgrund”. In ciò Heidegger assume consapevolmente una posizione che richiama la “Aufhebung” di Hegel. Tuttavia, prendendo le distanze dalla prospettiva hegeliana, è portato progressivamente a misconoscere il legame reciproco e necessario della costituzione del senso e della determinazione concettuale. Ciò dipende dal ruolo essenziale della “Verbergung”, dal suo essere irriducibile e ineliminabile. Questo sviluppo della riflessione di Heidegger implica una critica al “Begriff” di Hegel. Inoltre, da ciò dipende la delineazione di un nuovo genere di rapporto del pensiero all’accadere del senso (p.189). Le implicazioni di questa posizione di Heidegger sono rinvenibili nei suoi scritti più tardi. Ionel menziona a questo proposito Der Satz der Identität, Hegel und die Griechen, Zeit und Sein e Das Ende der Philosophie und die Aufgabe des Denkens. Al loro interno il poetare diviene ciò che istituisce il linguaggio e il logos viene compreso come irriducibilmente non concettuale (p.220). In base a questa posizione di Heidegger la costituzione del senso risulta essere disgiunta dalla determinazione concettuale. La dimensione della latenza non risulta essere restituibile attraverso il concetto. Secondo Heidegger, il compito del pensiero filosofico consiste nel conservarla, attestandone l’irriducibilità. Questi sviluppi della riflessione di Heidegger costituiscono l’obiettivo polemico della seconda parte di Sinn und Begriff.
Ionel, infatti, propende per la risposta affermativa che il pensiero di Hegel permette di fornire alla domanda al centro della sua ricerca. L’inscindibilità della costituzione del senso e della determinazione concettuale riconosciuta dal pensiero hegeliano permette di individuare una critica ante litteram alla loro disgiunzione negli scritti più tardi di Heidegger (p.315).
Per esplicitare la sua prospettiva, Ionel riprende la critica di Hegel sia al significato riconosciuto da Kant al concetto e alle idee della
ragione, sia a quelle prospettive che si appellano al non concettuale e all’inconcepibile per la restituzione del processo di costituzione del senso (p.228). Ionel approfondisce inoltre il legame del concetto hegeliano con il pensiero di Aristotele (p.257). Così viene chiarita la formulazione da parte di Hegel di una facoltà discorsiva più ampia dell’intelletto che garantisce la possibilità di articolare i nessi di senso, cioè il contenuto del “Begriff”. Inoltre, quest’ultimo viene qualificato come realtà effettuale vivente. In tal modo viene preliminarmente restituito il suo significato di senso vivente.
Anche nella prospettiva di Hegel, la negatività svolge un ruolo decisivo nel rapporto reciproco e necessario della costituzione del senso e della determinazione concettuale. Essa, infatti, risulta essere ad un tempo il principio costitutivo e il principio di esposizione dei nessi di senso. Grazie alla negatività, la rappresentazione o l’articolazione concettuale dei nessi di senso risulta essere la ricostituzione di ciò che già da prima costituiva il senso (p.279).
Ionel chiarisce il ruolo chiave della negatività grazie al suo rapporto con la negazione e grazie alla “Aufhebung”. La negazione coincide con le determinazioni logiche implicite nelle categorie e nei pensieri immediati. La negatività è invece il principio in base al quale l’implicito viene tolto, elevato e conservato. Ionel ripropone lo svolgimento di questo processo nei tre ordini del sapere, dell’esposizione e del logico (p.303). Di qui chiarisce le modalità in base alle quali l’implicito viene trasposto sul piano concettuale, articolato e restituito compiutamente come senso.
La lucidità e la precisione con cui Ionel espone il suo interrogativo, la sua posizione al riguardo e le prospettive filosofiche che interpella, garantiscono l’accessibilità di un tema ampio e complesso, quello dell’opposizione del tardo pensiero di Heidegger a quello di Hegel in merito ai temi del senso e del concetto. Preferendo la prospettiva schiusa dal pensiero hegeliano, Ionel è portato a concepire il lavoro concettuale come ciò che contraddistingue il pensiero filosofico. Il compito sempre attuale della filosofia consiste nell’esplicitare l’implicito e nel restituirlo nella sua trasparenza (p.278). Assumendo un punto di vista coerente con quello proposto, quindi, è possibile esplicitare un aspetto che rimane implicito in Sinn und Begriff. Ionel esprime delle riserve rispetto al tardo pensiero di Heidegger in merito al rapporto tra la costituzione del senso e la determinazione concettuale. La sua tesi suggerisce implicitamente un quadro differente in particolare per quanto riguarda Sein und Zeit, in cui persiste la struttura trascendentale dello “Als” e in cui la costituzione del senso non risulta essere irriducibilmente non concettuale. Questo risvolto implicito è la via schiusa da Sinn und Begriff per il lavoro del concetto.

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